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Inviare

Si può affrontare a 62 anni un tour del Marocco lungo 400 km senza allenamento specifico e senza essere in gran forma? Sì, se il tour si affronta con una ebike.

Franco da almeno un anno ha ridotto le sue uscite in bici al lumicino, praticando una vita sedentaria. Ma il suo lavoro non lo vorrebbe seduto al computer, piuttosto all’aria aperta in mountain bike su itinerari impervi in giro per il mondo!

Così, passando dalla poltrona di casa al sellino nel deserto, Franco avrebbe dovuto fare da guida ad un gruppo di biker in Marocco: nell’Alto Atlante, tra passi nei Jebel – massicci – del sud nel deserto roccioso e nel Sahara in bicicletta!

Ma come farlo? Sebbene non siano i suoi 62 anni a preoccuparlo, ma l’assenza dalla bici da tanto tempo, i suoi dubbi erano fondati e anche io iniziavo a temere che avesse gettato la spugna.

Le sue parole sono state semplicemente: “non ce la farò mai”.

Ma la soluzione era dietro l’angolo: Franco, vediamo se BiciLive mi fa avere una ebike da testare nel tour in Marocco?
È bastata una telefonata in redazione perchè si attivasse subito la ricerca al fornitore: una ebike mtb, la Lombardo E-Sestriere 700 (650b) dotata di motore Bosch Performance e batteria da 400watt, era già in redazione in attesa che Franco arrivasse a Milano per ripartire per il Marocco.

Ecco l’esperienza di Franco, la sua prima volta con una ebike…

Il trasporto della bici elettrica in aereo

La bici è arrivata in redazione nella sua scatola direttamente dall’azienda. Far viaggiare in aereo la bici imballata così è, se non la migliore soluzione, un modo corretto per non far patire il trasporto in stiva alla nostra amata preservandola da eventuali danni.

Le aziende produttrici si preoccupano di imballare le bici in maniera più che sicura, garantendo telaio e ogni pezzo, componente, con tutte le adeguate protezioni in multiball, cellophane e cartoni.

Quando dovrete spedire la vostra bici, vi basta passare da un rivenditore ciclo e farvi dare scatola e cartoni che loro buttano senza riciclare, e imballare il tutto in sicurezza; vedrete, non è necessaria la borsa protabici!

Risolto il confezionamento del mezzo, il successivo problema da porsi per il trasporto è quello del peso: a differenza delle biciclette tradizionali, le ebike devono scontare il peso del sistema elettrico, che insieme al contenitore e imballi lievita sensibilmente e arriva a sfiorare i 30 kg.

Molte compagnie aeree hanno un limite sul peso delle attrezzature sportive, e Ryanair, la compagnia aerea con cui viaggiavo, ammette un massimo di 30 kg proprio per le bici. Fortunatamente siamo arrivati a sfiorare il limite, e il pacco è andato facilmente: è bastato consegnarlo direttamente allo smistamento bagagli.

Altro problema serio per il trasporto delle bici elettriche in aereo riguarda proprio il sistema elettrico: la quasi totalità delle compagnie aeree non consente di far viaggiare neanche in stiva batterie al litio di grandi dimensioni (per intenderci non più grandi di quelle usate per un notebook), sicché non si possono imbarcare bici e batteria insieme!

Qual è allora la soluzione?

Ebbene, noi ci siamo organizzati in anticipo spedendo la batteria Powerpack della Bosch con il corriere espresso una settimana prima della mia partenza. Nel caso in cui doveste avere l’esigenza di portarvi sul volo la vostra ebike, vi consiglio sempre di chiedere anticipatamente alla compagnia aerea se consente di imbarcare anche la batteria: alcune, poche, lo consentono o comunque non lo vietano. Ad oggi l’unica soluzione è quella che vi ho descritto.

Tour con la pedalata assistita

La bici a pedalata assistita è stata la condizione che ho posto al mio socio/fratello (Alessandro, io ndr) per condurre per la prima volta da solo un gruppo in Marocco per la Coast2Coast Epic XC. Per vari motivi non ho pedalato abbastanza in quest’ultimo anno, in più, nel ruolo di guida sarò spesso costretto a fare avanti e indietro per ricompattare il gruppo; senza contare le fermate per le foto e le ripartite per raggiungere i ragazzi.

Insomma con una ebike mtb avrei risolto i miei problemi e fugato i timori, ma non avevo mai pedalato una bici elettrica!

Arrivati a destinazione, tiro fuori dalla scatola la bici: è bastato montare la ruota anteriore, centrare lo sterzo, montare il sellino (ho sostituito quello in dotazione con uno più comodo), caricare la batteria e via per una prima “presa di contatto” per le strade di Marrakech!

Alla partenza della prima tappa sistemo la bici secondo le mie esigenze, una borsetta fissata allo sterzo dove riporre la Canon, il powerbank del cellulare e il Garmin Etrex 30 sistemato appena sotto il display sullo sterzo. I comandi della E-Sestriere sono di utilizzo intuitivo, l’ampio display Intuvia con tutte le informazioni di viaggio ed il consumo della batteria rappresentato con cinque tacche; a sinistra il comando per variare le modalità di assistenza con un rapido tocco sul tasto + o quello – da OFF a Eco, Tour, Sport e Turbo. Accanto, la leva per bloccare la forcella, da regolare in modo che non interferisca con detto regolatore. Sulla batteria (di facile inserimento) troviamo i led di carica e il pulsantino per attivarla oltre alla chiave che serve per sganciarla dal telaio.

Nient’altro da fare che attivare la batteria, premere il pulsantino sul display e la bici è pronta da pedalare.

La prima tappa è giusto di contatto col deserto marocchino, solo 40 km! Iniziamo subito con una comoda sterrata in piano e provo la prima posizione azionando il segno + sul comando a sinistra , nel display che mostrava “off” adesso appare “eco” e la risposta alla pedalata mi sembra sostanziosa anche in questa prima modalità! Solo una prova: sono in pianura e dato che l’imperativo è risparmiare la batteria torno su “off” e pedalo senza problemi insieme agli altri.

Una bici elettrica nel deserto dell'alto Atlas

L’alto Atlas è il deserto roccioso, e ci sono pietre di tutte le forme e composizioni minerali. Foto di Franco Tedesco

Noto subito, però, che basta una salita anche di lieve entità per rendere la pedalata in posizione “off” difficoltosa imponendo il passaggio alla pedalata assistita, in modalità “eco”.

Giocando tra la posizione senza assistenza ed “eco”, concludo i primi 40 chilometri della prima breve tappa, registrando il consumo di appena una tacca su cinque, come recita il display.

Qualche guado, attraversato dai compagni di avventura con difficoltà, mi fa apprezzare l’aiuto che viene dal motore Bosch, permettendomi di passare su un fondo infido pieno di ciottoli e attraversare l’acqua in tutta scioltezza. Quello che non mi aspettavo è che in posizione “eco”, quando la salita si fa più ripida, una volta fatta l’abitudine all’aiuto offerto dal motore, fatico anch’io e non poco!

Aggiungo comunque, che ho quasi sempre utilizzato la prima velocità di assistenza, soprattutto per risparmiare la batteria e che quindi nelle salite più ripide mi alzavo spesso fuori sella per superarle di slancio.

Sono passato alle modalità successive quando, attardandomi per scattare qualche foto, dovevo rapidamente raggiungere il gruppo. In modalità “tour” la potenza restituita dal motore risultava addirittura sovrabbondante sugli sterrati sconnessi, impegnandomi ad una guida accorta dettata anche dal telaio front (27,5”) della E-Sestriere mentre tutti gli altri viaggiavano su 29” full.

L’autonomia della ebike e la sua gestione

Anche nelle tappe più lunghe, oltre i 60 km, non ho consumato più di tre tacche di batteria su cinque, ciò mi fa pensare che in condizioni ottimali (percorsi con altimetria variabile, temperature miti o fresche, peso del rider sotto gli 80 kg), l’autonomia può andare anche oltre i 90 km, sempre pedalando in “off”, quando la situazione lo consente.

In un caso (la terza tappa), sapendo di passare la notte in una casa berbera localizzata nel nulla assoluto e senza elettricità, ho risparmiato così tanto che la batteria mi è durata per tutta la tappa successiva di oltre 70 km!

Per la verità, e questo è degno di nota, nella suddetta Gite D’Etape (le case berbere che ospitano i turisti ndr), la sera è stato messo in funzione un generatore e ne ho subito approfittato per mettere sotto carica la batteria della Lombardo E-Sestriere: nulla, nessun segno di vita.

Mi sono preoccupato che la batteria fosse andata KO, la mia permanenza in terra marocchina era in pericolo… ma uno dei compagni di avventura mi ha subito tranquillizzato spiegandomi che la corrente alternata dei generatori non è “pulita” e le batterie al litio sono alquanto schizzinose e si rifiutano di collaborare. Infatti l’indomani in albergo tutto è tornato nella norma. Quindi, attenzione alle fonti di energia per la ricarica!

Non voglio provocare facili entusiasmi ma voglio ben chiarire che ho quasi sempre pedalato in modalità “eco” che è, come dice il nome, la più risparmiosa.

Certo, questo ha comportato che, come accennato, mi trovassi a faticare nelle salite più ardue, ma due particolari mi hanno fatto comprendere le capacità della ebike: in una ripida salita asfaltata mi sono ostinato a rimanere in “eco” iniziando ad ansimare e sudare, vado fuori sella per darmi più spinta dopo aver rapidamente bloccato la forcella, ma i miei compagni di avventura, qualcuno ottimo pedalatore, sono irrimediabilmente indietro e di molto!

Questo mi convince a restare in prima modalità di assistenza e non passare alla modalità “tour”, che mi avrebbe di molto agevolato la pedalata.

Altro fatto, vedendo un partecipante affaticato in procinto di salire sulla ripida sterrata gli cedo la E-Sestriere, e lui da “derelitto” raggiunge come un fulmine il gruppo e lo supera velocemente. Non so quale velocità abbia utilizzato!

Ho saggiato la modalità “tour” e poi “sport” lungo una sterrata che tagliava dritta in salita, in forte pendenza, due tornanti… ho voluto provare, ma in “sport” la potenza restituita alla mia pedalata era tale che non riuscivo a controllare la bici sul fondo estremamente dissestato e ho dovuto rallentare per proseguire.

La E-Sestriere col motore Bosch

Una nota sul comportamento generale della bici: premetto che i percorsi delle Coast2Coast sono tali che è preferibile affrontarli con una full, idealmente una 29”, questo perché a sterrati regolari si alternano guadi anche difficoltosi, tratti sabbiosi e discese dove è necessaria una buona tecnica di conduzione.

Devo affermare, con mia grande sorpresa, che la forcella Suntour della quale non mi fidavo tanto ha svolto egregiamente il suo lavoro. In discesa ho tirato fuori la mia grinta da freerider e mi sono lanciato a ruota libera: a parte i problemi del saltellamento del posteriore, l’avantreno non mi ha mai tradito.

Unico neo, il terribile rumore provocato dallo sbattimento del cavalletto sul fodero basso. Certamente è utile quando ci si ferma, non si è costretti a cercare un albero (eh, trovarlo…), o depositarla per terra (col peso della ebike bisogna fare attenzione), ma il fastidioso rumore che in posizione di riposo provoca sbattendo sul fodero basso è da risolvere.

Conclusioni

Un’ottima bici, non adattissima a percorsi con fondo impegnativo come l’Hammada – il deserto roccioso – e così lunghi. Ma l’E-Sestriere se l’è cavata egregiamente in tutte le situazioni.

C’è chi ha voglia di pedalare e stancarsi, ma anche chi vuole godersi un tour come questo senza affaticarsi più del dovuto, facendo allo stesso tempo una validissima attività fisica, che con una ebike così può facilmente quantificare gestendo l’assistenza e risorse del motore.

Se avessi voluto faticare meno avrei potuto utilizzare modalità di assistenza più potenti e così risparmiare più energia fisica, ma consumare più batteria. Ho però preferito pedalare, gestendo l’assistenza in maniera che facessi una discreta attività fisica risparmiando la batteria.

Così facendo non ho sofferto per nulla la mia lunga assenza dalla sella, la E-Sestriere mi ha consentito di fare quello che non immaginavo neanche lontanamente di potere realizzare con una bici tradizionale: 400 km in 7 tappe sarebbero stati impossibili da percorrere per le mie scarse condizioni atletiche.

Direi che la possibilità di utilizzare una ebike mi ha messo non solo nelle condizioni di “pedalare” per 400 km ma anche nelle condizioni “mentali” adatte per affrontare 9 giorni tra deserto roccioso e sabbioso dall’Alto Atlas al deserto del Sahara.

Alla fine del viaggio ho comunque perso quasi due chili: è probabile che sia stato il sano cibo marocchino, ma ancor più probabile è il contributo fondamentale all’attività aerobica permesso dalla ebike E-Sestriere.

Dopo questa esperienza sono ancora più convinto, anzi, ne sono certo, che la bici elettrica possa dare una mano nel facilitare l’accesso a questo tipo di viaggi a persone che non hanno l’allenamento adeguato.

Inoltre la ebike consente di avvicinarsi alla bici come mezzo di trasporto ecologico anche per chi vede le due ruote come un attrezzo di fatica.

Insomma, la bici elettrica trasforma le due ruote a pedali in un mezzo di piacere a tutto tondo per tutti!

A proposito dell'autore

Da sempre un grande appassionato di natura e bici e accanito difensore dell’ambiente. Lavora come organizzatore di bike tour con il suo Coast2Coast in tutta l'area del Mediterraneo, inoltre da anni collabora come freelance per alcune delle più importanti riviste di mountain bike italiane.