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Siamo ormai così abituati al sensazionalismo, falsi scoop e notizie allarmistiche che non deve certo sorprenderci la recente ondata di titoloni recitanti “arriva l’assicurazione RC per l’ebike”.

Prima di gridare e inveire è però meglio aspettare che accada realmente qualcosa, visto che per ora si tratta di una proposta di modifica di legge che deve seguire un iter ben preciso.

La Commissione Europea a maggio 2018 ha infatti pubblicato in un comunicato stampa una proposta di modifica al MID, la Motor Vehicle Insurance Directive ovvero la direttiva che riguarda l’assicurazione dei veicoli a motore.

La proposta mirerebbe a includere le ebike utilizzate all’interno della Comunità Europea, ma da questa proposta alla trasformazione in legge effettiva il percorso è ancora lungo e, anche se dovesse diventare legge, potrebbero esserci ulteriori intoppi di percorso.

Se infatti sono già regolate a livello di legge le cosiddette S-Pedelec, ovvero le biciclette elettriche a pedalata assistita i cui motori forniscono assistenza superiore al limite dei 25 chilometri orari, le ebike normali non hanno ancora alcun obbligo di assicurazione e la proposta di modifica, sia per tempistica che per obbiettivi, giunge in effetti come fulmine a ciel sereno ed è destinata a far discutere.

E proprio da queste discussioni nasceranno le prime resistenze: si è già mossa la ECF (la Federazione Ciclisti Europei) e possiamo immaginare che ben presto entreranno in azione lobby di produttori e associazioni di consumatori, in una manovra a tenaglia che porrà non pochi ostacoli a una proposta di legge di questo tipo.

E se anche questo intento dovesse trasformarsi in legge, il percorso successivo si presenta altrettanto difficoltoso e problematico: con buone probabilità i vari Paesi membri potranno presentare eccezioni e far circolare liberamente le ebike sul loro territorio, complicando ulteriormente il quadro.

Immaginate un ciclista che, in sella alla sua bicicletta a pedalata assistita, è in regola nel suo Paese ma diventa fuorilegge appena passa il confine anche solo per una escursione di poche ore: un incubo logistico e giuridico che terrebbe impegnate legioni di avvocati.

Il palazzo della Commissione Europea

Non fasciamoci quindi la testa con troppo anticipo e, viene da aggiungere in chiusura, non limitiamoci nemmeno a ragionare sempre e solo con il portafoglio, proviamo a guardare alle notizie da più angoli e prospettive.

Certo, una assicurazione di questo tipo può sembrare l’ennesima “tassa in più”, ma siamo completamente sicuri che non servirebbe a nulla e che sia solo un tentativo, come detto da molti, di “criminalizzare” i ciclisti?

Ci sono stati studi e analisi? Abbiamo dati a sufficienza? No ma, come sempre più spesso accade, poco importa: l’essenziale è sparare il titolone per acchiappare attenzione (e qualche clic in più), in attesa della prossima non-notizia sulla quale creare qualche inutile ed effimero scandalo.

Aspettiamo e vediamo come si evolverà la situazione, noi vi terremo costantemente aggiornati sull’argomento.

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A proposito dell'autore

Grande appassionato di natura, cinema e scrittura, collabora da anni con siti di musica, cinema, spettacolo e informazione occupandosi di varie tematiche. Milano gli ha fatto scoprire il mondo della bicicletta e da allora il suo amore per le due ruote continua a crescere inarrestabile.